Il costo logistico totale somma voci che nei bilanci stanno in posti diversi: trasporti in entrata e in uscita, magazzini (personale, affitti, attrezzature, energia), costo di mantenimento delle scorte (capitale, assicurazione, obsolescenza, cali), imballaggi, sistemi informativi, personale di pianificazione e amministrazione dei trasporti. Rapportato al fatturato dà un'incidenza percentuale che si confronta con il settore; rapportato alle unità movimentate (pallet, colli, righe) dà i costi unitari che servono per decidere.
In pratica
Il primo lavoro è ricostruire il perimetro con i dati di contabilità e dire cosa sta dentro e cosa fuori; il secondo è ripartire i costi per attività e per cliente, per scoprire quali flussi costano più di quello che rendono. Le decisioni che ne dipendono: esternalizzare o no, aprire un deposito, cambiare vettore, modificare le condizioni di consegna, rivedere i minimi d'ordine. Il costo logistico va confrontato con il servizio reso: tagliare l'uno senza misurare l'altro è un trasferimento di costo, non un risparmio.
Attenzione a
Il costo del capitale immobilizzato nelle scorte non compare in nessuna fattura e per questo viene dimenticato: con i tassi di interesse attuali e il rischio di obsolescenza, vale ogni anno una quota a due cifre del valore della scorta.
Fonte. Pratica professionale; definizioni coerenti con il glossario del CSCMP, che pubblica anche confronti annuali sull'incidenza dei costi logistici (State of Logistics Report). Dati italiani di settore nell'Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano.