Con DDP il venditore consegna la merce a destinazione, sul mezzo pronta per lo scarico, dopo aver curato e pagato tutto: trasporto, formalità di esportazione, transito e importazione, dazi e imposte. È lo specchio di EXW: lì il venditore fa il minimo, qui fa il massimo.
In pratica
DDP piace al compratore perché riceve la merce "chiavi in mano" e conosce il costo totale. Per il venditore è la regola più rischiosa, perché lo obbliga a sdoganare in un Paese dove spesso non è stabilito. Nell'Unione europea un venditore extra UE che vende DDP deve farsi rappresentare in dogana e, per l'IVA all'importazione, identificarsi o nominare un rappresentante fiscale; in molti Paesi terzi un'impresa estera non può nemmeno essere importatore di record. Prima di accettare DDP il venditore deve verificare di poterlo fare.
L'IVA all'importazione è, per lettera della regola, a carico del venditore; nella pratica si pattuisce spesso "DDP, IVA esclusa", perché il compratore la detrae e il venditore no. Se si vuole questa variante va scritta nel contratto.
Attenzione a
- Il venditore risponde anche dei ritardi doganali: se la merce si ferma in dogana per un documento mancante, il rischio è suo fino alla consegna.
- Dazi antidumping, licenze e controlli (per esempio sui beni a duplice uso) ricadono sul venditore: vanno stimati prima di quotare il prezzo.
- DDP non copre lo scarico: se lo si vuole a carico del venditore bisogna scriverlo, perché non esiste una regola "D" con importazione e scarico insieme.
Fonte. ICC, Camera di Commercio Internazionale, Incoterms 2020, pubblicazione ICC n. 723, in vigore dal 1° gennaio 2020. Per la rappresentanza in dogana nell'UE: Regolamento (UE) 952/2013, art. 18, su EUR-Lex.