La fattura proforma riporta gli stessi dati di una fattura (venditore, compratore, descrizione della merce, quantità, prezzi, resa Incoterms, condizioni di pagamento) ma non è una fattura: non va registrata, non genera IVA, non è un titolo di credito. Serve come offerta dettagliata, come documento per il compratore che deve aprire un credito documentario o ottenere una licenza di importazione, come base per un pagamento anticipato, e in dogana per dichiarare il valore di merci che viaggiano senza vendita (campioni, resi, merce in riparazione, materiale per fiere).
In pratica
Nell'esportazione la proforma precede la fattura definitiva: il cliente la usa per i suoi adempimenti e, quando la merce parte, il venditore emette la fattura commerciale con gli stessi dati. Quando la merce non è venduta (un campione gratuito, un'attrezzatura inviata in prova, un reso) non esiste una fattura commerciale, e la dogana del Paese di arrivo chiede comunque un documento con un valore per calcolare dazi e imposte: la proforma lo fornisce, con l'indicazione "valore ai soli fini doganali, merce senza valore commerciale".
In Italia le cessioni gratuite e i movimenti non traslativi a fini doganali possono richiedere, oltre alla proforma, un documento fiscale (fattura con indicazione di omaggio, DDT con causale): la proforma risolve la dogana estera, non gli obblighi IVA italiani.
Attenzione a
- Un valore "simbolico" sulla proforma per pagare meno dazi è una dichiarazione falsa: il valore deve essere quello reale della merce, anche se non c'è vendita.
- Dopo la spedizione va emessa la fattura definitiva: lasciare in circolazione solo la proforma crea problemi contabili e doganali per il cliente.
- Scrivere sempre "proforma" in modo visibile, per non farla scambiare per una fattura da pagare.
Fonte. Pratica professionale. Riferimenti: DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 21 (fattura, elementi e momento di emissione), su Normattiva; Regolamento (UE) 952/2013, art. 70 e seguenti (valore in dogana anche in assenza di vendita), su EUR-Lex.